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Oratorio di tutti i santi

E' quella chiesetta, che esiste ancora a Fontane Bianche. Si riconosce ancora col nome popolare di san Prosdocimo, perchè il 7 novembre, giorno del chiesa_vecchiasanto, si fa una grande solennità: Messa cantata, Vesperi con penegirico e il popolo si diverte a festeggiare il santo, specie il popolo di Fontane Bianche, con spari di mortaretti, suono di banda, giochi vari, fuochi artificiali. Per la prima volta compare questo oratorio nella visita del Cardinal Rezzonico del 26-5-1744; era di proprietà "de iure" delle nobili sorelle veneziane David, che abitavano nel palazzo di Zoccarato Santo. Nel 1774 il cardinale Nicolò Pisani lo trovò passato in proprietà dei signori Favero detti Cori da Padova, dai quali sortì il canonico e vicario generale di Padova Don Domenico Favero. L'oratorio fu visitato anche dal Vescovo Modesto Farina nel 1823. La famiglia Favero che abitava un tempo nel palazzo, ora di Zoccarato Sante, si è trasferita a Padova in Via Cesare Battisti. Ha lasciato, in legato perpetuo, alla curia di Padova, la casa e i campi di Gallo Felice e Giovanni;la casa e i campi di Miatello fu Augusto; e la casa e i campi di Ferro Augusto, ora quasi tutto venduto.

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Don Domenico Favero, nato a Padova il 1786, morì a Padova nel 1878; era vicario generale del vescovo di Padova, Federico Mandredini. Era un sacerdote integerrimo, ma pure calunniato, tanto, da essere aggredito sulla pubblica via, tutto soffrì in pace, a tutti perdonò, e tutti amò. E' benefattore del seminario di Padova e di Fratte, a cui lasciò questa chiesetta, i campi e le case, e un "chiericato", vale a dire un obbligo di celebrare delle Messe per i beni lasciati alla chiesa di Fratte.san_prosdocimo

Mons. Domenico Favero, veniva a passar le sue vacanze a Fratte, fra la pace e la quiete della campagna di fontane Bianche, e celebrava la Messa nel suo oratorio e abitava nel signorile ed antico palazzo David-Favero, solo vigilato dal murmure piacevole delle acqua limpide del Rio Storto Ghebo.

La chiesetta, ha un campaniletto, di una snellezza inimitabile; ha due campanelle argentine che suonavano a mezzogiorno e nei temporali. Il più bel paramento smisoro, e il più bel calice d'argento del 1700, che si adoperano nella chiesa parrocchiale sono di proprietà di questo oratorio. Nella chiesuola ci sono alcune tele di scuola Veneta, di buona fattura: Agar nel deserto; Mosè salvato dalle acque; in una tela si raffigura una turba di santi; una san Prosdocimo; altre sono le effigie dei signori David e Favero. L'altare è fornito dei suoi candelieri; la sacrestia ha l'occorrente per celebrare la Messa; oltre che il 7 novembre, e nel tempo delle Rogazioni, ed ora il parroco attuale Don Giovanni Dalponte, celebra la Messa ogni festa, con grande comodità e contento dei paesani.